Suoni


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Ci sono cose che nessuno osa confessare, ma io, come Ammaniti, NON HO PAURA

Tempo di lavorare sul corpo. L’I-Pod e’ rigorosamente sintonizzato su EXTREME WORKOUT. L’equipaggiamento e’ quello delle missioni senza ritorno. Partono i Metallica di Mission Impossible, spingi, su, ancora una volta! Poi i gloriosi Journey per sollevare quei 20 chili ancora, di nuovo, un’ultima volta. E poi di corsa su quel tappeto, al ritmo indiavolato di By the Way dei Red Hot Chili Peppers. Ma l’apice della sfiga in questo giorno di ordinaria manutenzione fisica si tocca quando partono i classici della colonne sonore del ciclo Rocky: l’Occhio della Tigre, Cuore in fiamme, Niente vie d’uscite facili…..Robert Tepper, Survivor….Ricordi d’infanzia, associazioni quasi automatiche allo sforzo fisico e-s-t-r-e-m-o…..TI SPIEZZO IN DUE!! Il nostro comincia quasi inconsciamente a espellere aria in getti nervosi producendo virilissimi “uh!”. Chi guardava giurera’ poi che in un attimo di trasporto l’ha anche visto inarcare la parte sinistra labbro superiore in un ghigno determinato e rabbioso.

Ma poi esisteranno davvero persone cosi’? Mais oui mon amis, la sfiga fatta persona, oggi, c’est moi! 😀

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Il drink da sbornia per eccellenza, il gin tonic (gin and tonic se lo chiedete nei paesi anglosassoni). In un bicchiere alto quanto basta, ghiaccio, due dita di gin, riempire d’acqua tonica, e (optional) decorare con uno spicchio di lime (limetta?). Di quella cosa li’ se ne riparla domani. Signorina, un ballo? 😉 (Photo: 46137)

Fa coppia perfetta con:

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Nell’ultimo libro di Nick Hornby c’e’ un magistrale ritratto di Nick Drake, cantautore morto suicida nel 1974 a 26 anni:

Fratello, e’ come se avesse distillato tutta la malinconia del mondo, tutti i lividi e quei sogni del cazzo che ti sei lasciato alle spalle, e ne avesse versato l’essenza in una bottiglietta e l’avesse tappata. E quando comincia a suonare e cantare, la stappa, e puoi sentirne l’odore.

Che belle parole; difficile che qualcuno un giorno le dica di noi. Ma mi viene il dubbio che sia piu’ facile imbottigliare il dolore in una canzone, o catturarlo in un quadro, di quanto sia acchiappare il suo piu’ sfuggente alter ego, la gioia. Forse perche’ il dolore quando arriva sembra non voler piu’ andare via; galleggia nell’aria e si lascia esplorare nei suoi anfratti piu’ minuti? E invece la gioia e’ piu’ incostante, ci fa visita, anche spesso, ma non rimane mai a lungo. E’ per questo che siamo meno bravi a descriverla? Sapreste consigliarmi una canzone, un quadro, un libro pieno di gioia?