Pieces of me


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Il drink da sbornia per eccellenza, il gin tonic (gin and tonic se lo chiedete nei paesi anglosassoni). In un bicchiere alto quanto basta, ghiaccio, due dita di gin, riempire d’acqua tonica, e (optional) decorare con uno spicchio di lime (limetta?). Di quella cosa li’ se ne riparla domani. Signorina, un ballo? 😉 (Photo: 46137)

Fa coppia perfetta con:

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Ma non sono bellissimi?? Cosi’ 1969!

peace_guyIn principio fu la controcultura. La ribellione contro i valori, i principi e lo stile di vita della generazione precedente. Fanculo la cravatta, fanculo il lavoro, fanculo la polizia, fanculo la bandiera, fanculo i ricchi, fanculo la scuola, fanculo mamma e papa’, fanculo i preti, fanculo la guerra.

Poi il mercato capi’ che il desiderio di cambiare si poteva cavalcare, che Janis Joplin e Marcuse facevano vendere dischi, libri, vestiti, alcool, sigarette, cartine, furgoncini Volkswagen, gioielli, quadri strumenti musicali, cibi esotici, viaggiare studiare le lingue straniere. Come per tutte le altre cose, e’ diventato possibile esprimere l’insoddisfazione e il nostro desiderio di cambiare attraverso i consumi, cosi’ come con lo shopping possiamo colmare i vuoti di affetto, la solitudine, le frustrazioni quotidiane, i fallimenti. Diciamocelo, oggi su Ebay e dal parrucchiere siamo tutti un po’ ribelli. E cosi’ tutti occupati a cambiare noi stessi, ci siamo dimenticati di cambiare il mondo.

II. Il nemico del cambiamento: l’appagamento
E’ successa anche un’altra cosa. Aprendo alle innovazioni, tingendosi i capelli e perforandosi la nostra generazione ha imparato a piacersi di piu’. Non ci sentiamo piu’ cosi’ ottusi e retrogradi come accusavamo di essere i borghesi del boom economico. Tutti abbiamo avuto la nostra stagione di ribellione–guarda che capelli lunghi avevo in questa foto!–e questo ci ha reso piu’ forti, come un urganismo che diventa immune ad un virus quando vi e’ gia’ stato esposto. Come diceva qualche anno fa il filosofo postmoderno Austin Powers: “Questa e’ un’epoca fantastica, oggi abbiamo sia la liberta’ che la responsabilita’!”

Oggi ci sono quelli che credono di vivere in un mondo perfetto perche’ vanno in ufficio in shorts e ciabatte, perche’ nessuno inarca piu’ le sopracciglia alla vista della parola ‘ANIMA’ tatuata in cinese sull’avambraccio, perche’ hanno quattro settimane di ferie l’anno anziche’ due, perche’ danno del tu ai superiori, perche’ mangiano Injera anziche’ pane. Ma quando mai, si dicono, tanta liberta’?

Ma allora come oggi il problema non era cosa la gente faccia. Non c’e’ nessuna differenza tra comprare un’amaca invece di una lavatrice, tra vivere il un loft di Soho invece che vicino ai tuoi a Segrate, tra cucinare il cus cus e friggere le cotolette alla milanese. Il problema e’ cosa pensi di quello che fai. Ottuse e retrograde non sono le azioni ma il senso di appagamento, il convincimento di vivere nel miglior mondo possibile che le accompagna, e sti cazzi dei poveri, dei malati, dei discriminati, dei disabili, dei vecchi, dei morti ammazzati, delle guerre preventive, dei ghiacciai che si sciolgono. Il contrario della ribellione e’ l’autocompiacimento, e questo non se m’hai tolto di torno.

Chi si sente appagato oggi? Non tanto quelli che ancora vanno in chiesa, che i capelli vanno tenuti corti perche’ e’ pulito, che guai a mischiare Dante con Ferlinghetti, che il rock non e’ musica. Questi sono una specie in via d’estinzione, sconfitti dalla storia, che continuano solo perche’ o sono troppo stupidi per accorgersene. Sono gli illuminati di cui al paragrafo precedente, quelli che stanno dietro ad MTV, Hollywood, Google, Apple, (e le loro copie annacquate qui da noi), che si comportano diversamente dai loro genitori, ma si sentono esattamente allo stesso modo, appagati.

A te il mondo va bene cosi’?

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Il posto e’ famoso perche’ e’ il set del leggendario Seinfeld. Pare inoltre che sia tra questi tavoli che Suzanne Vega ha sussurrato per la prima volta il suo ipnotico tu tu tu du, tu tu du du, tu tu du, tu tu du du.  Il diner di Tom, all’incrocio tra Broadway e la 112esima, era un posto strano. Per stabilire da dove venisse la carne per gli hamburger ci sarebbe voluta una vita di ricerche e l’olio per friggere era cosi’ vecchio che il cuoco ci si era affezionato. Ma con 3 dollari e 75 ti facevi un bel pasto completo con tanto di cetriolone marinato. Peccato che il Dipartimento d’Igiene lo chiudesse una settimana si’ e l’altra pure…