idee


peace_guyIn principio fu la controcultura. La ribellione contro i valori, i principi e lo stile di vita della generazione precedente. Fanculo la cravatta, fanculo il lavoro, fanculo la polizia, fanculo la bandiera, fanculo i ricchi, fanculo la scuola, fanculo mamma e papa’, fanculo i preti, fanculo la guerra.

Poi il mercato capi’ che il desiderio di cambiare si poteva cavalcare, che Janis Joplin e Marcuse facevano vendere dischi, libri, vestiti, alcool, sigarette, cartine, furgoncini Volkswagen, gioielli, quadri strumenti musicali, cibi esotici, viaggiare studiare le lingue straniere. Come per tutte le altre cose, e’ diventato possibile esprimere l’insoddisfazione e il nostro desiderio di cambiare attraverso i consumi, cosi’ come con lo shopping possiamo colmare i vuoti di affetto, la solitudine, le frustrazioni quotidiane, i fallimenti. Diciamocelo, oggi su Ebay e dal parrucchiere siamo tutti un po’ ribelli. E cosi’ tutti occupati a cambiare noi stessi, ci siamo dimenticati di cambiare il mondo.

II. Il nemico del cambiamento: l’appagamento
E’ successa anche un’altra cosa. Aprendo alle innovazioni, tingendosi i capelli e perforandosi la nostra generazione ha imparato a piacersi di piu’. Non ci sentiamo piu’ cosi’ ottusi e retrogradi come accusavamo di essere i borghesi del boom economico. Tutti abbiamo avuto la nostra stagione di ribellione–guarda che capelli lunghi avevo in questa foto!–e questo ci ha reso piu’ forti, come un urganismo che diventa immune ad un virus quando vi e’ gia’ stato esposto. Come diceva qualche anno fa il filosofo postmoderno Austin Powers: “Questa e’ un’epoca fantastica, oggi abbiamo sia la liberta’ che la responsabilita’!”

Oggi ci sono quelli che credono di vivere in un mondo perfetto perche’ vanno in ufficio in shorts e ciabatte, perche’ nessuno inarca piu’ le sopracciglia alla vista della parola ‘ANIMA’ tatuata in cinese sull’avambraccio, perche’ hanno quattro settimane di ferie l’anno anziche’ due, perche’ danno del tu ai superiori, perche’ mangiano Injera anziche’ pane. Ma quando mai, si dicono, tanta liberta’?

Ma allora come oggi il problema non era cosa la gente faccia. Non c’e’ nessuna differenza tra comprare un’amaca invece di una lavatrice, tra vivere il un loft di Soho invece che vicino ai tuoi a Segrate, tra cucinare il cus cus e friggere le cotolette alla milanese. Il problema e’ cosa pensi di quello che fai. Ottuse e retrograde non sono le azioni ma il senso di appagamento, il convincimento di vivere nel miglior mondo possibile che le accompagna, e sti cazzi dei poveri, dei malati, dei discriminati, dei disabili, dei vecchi, dei morti ammazzati, delle guerre preventive, dei ghiacciai che si sciolgono. Il contrario della ribellione e’ l’autocompiacimento, e questo non se m’hai tolto di torno.

Chi si sente appagato oggi? Non tanto quelli che ancora vanno in chiesa, che i capelli vanno tenuti corti perche’ e’ pulito, che guai a mischiare Dante con Ferlinghetti, che il rock non e’ musica. Questi sono una specie in via d’estinzione, sconfitti dalla storia, che continuano solo perche’ o sono troppo stupidi per accorgersene. Sono gli illuminati di cui al paragrafo precedente, quelli che stanno dietro ad MTV, Hollywood, Google, Apple, (e le loro copie annacquate qui da noi), che si comportano diversamente dai loro genitori, ma si sentono esattamente allo stesso modo, appagati.

A te il mondo va bene cosi’?

Qual’e’ la prima cosa che due sconosciuti fanno quando si incontrano? Si scambiano informazioni. Chi sei, che fai, dove abiti, sei sposato, ecc. Eppure dovremmo sapere bene che le risposte a queste domande non ci descrivono, che quest’inventario di stati presenti e’ buono tutt’al piu’ per i documenti. Il presente e’ solo uno stato transitorio cui siamo approdati per le nostre azioni passate e che stiamo per lasciarci alle spalle per nuove vite future. Quante volte a certe domande vorrei rispondere “Preferisco non rispondere” ma poi ho preferisco evitare di essere preso per matto. Ma con la mia nuova amica niente domande al presente, solo passato e futuro. Perche’ quello che siamo e’ solo il riflesso di cio’ che fummo e l’abbozzo di cio’ che forse, un giorno-se tutto va bene-saremo.

hitsunA pagina uno dell’Arte della Guerra, il piu’ antico trattato di strategia militare del mondo, Sun Tzu cita il Cosmo (le condizioni metereologiche) come uno dei 5 fattori determinanti della guerra.

Nel giugno del 1941 Hitler da’ il via all’invasione della Russia. L’operazione avrebbe dovuto aver inizio in maggio ma diverse ragioni, tra cui gli insuccessi di Mussolini in Albania, costringono a ritardare l’attacco di cinque settimane. Quando in dicembre le truppe naziste raggiungono Mosca il temibile inverno sovietico e’ ormai cominciato. Le piogge torrenziali prima e le abbondanti nevicate poi rendono impossibile il cammino ai mezzi pesanti. Per 3.2 milioni di soldati non resta che passare l’inverno accampati a -40…. Ma un saltino in biblioteca prima di diventare dittatore no eh?