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Nell’ultimo libro di Nick Hornby c’e’ un magistrale ritratto di Nick Drake, cantautore morto suicida nel 1974 a 26 anni:

Fratello, e’ come se avesse distillato tutta la malinconia del mondo, tutti i lividi e quei sogni del cazzo che ti sei lasciato alle spalle, e ne avesse versato l’essenza in una bottiglietta e l’avesse tappata. E quando comincia a suonare e cantare, la stappa, e puoi sentirne l’odore.

Che belle parole; difficile che qualcuno un giorno le dica di noi. Ma mi viene il dubbio che sia piu’ facile imbottigliare il dolore in una canzone, o catturarlo in un quadro, di quanto sia acchiappare il suo piu’ sfuggente alter ego, la gioia. Forse perche’ il dolore quando arriva sembra non voler piu’ andare via; galleggia nell’aria e si lascia esplorare nei suoi anfratti piu’ minuti? E invece la gioia e’ piu’ incostante, ci fa visita, anche spesso, ma non rimane mai a lungo. E’ per questo che siamo meno bravi a descriverla? Sapreste consigliarmi una canzone, un quadro, un libro pieno di gioia?

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